Per parlarsi con i piedi sul Territorio, o sul Web. Twitter con uno scopo: #agordinoucamp
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Il libro sotto citato inizia evidenziando la mancanza di un linguaggio comune. Non so se arriva a riconoscere che questa mancanza è ANCHE conseguenza di un errore del giornalismo: da oltre 40 anni chiama i computer "cervelloni", contribuendo a produrre l'idea diffusa che li possono usare solo le p... read more
La rete ha prodotto una società divisa, con una parte che la vive e l’altra che la detesta. Non ha senso. Serve una lingua comune per parlarsi. Ma tranquilli: questa non è l’ennesima puntata della soap “giornali & internet”. Semmai la questione è: con il digitale abbiamo tutti – vecchi e giovani, colti e meno colti, alti e bassi, destri e sinistri – un destino comune. E non riusciamo a parlarne insieme.
Questo è il nostro obiettivo: parlare con una sola lingua. L’abbiamo lanciato la scorsa primavera in dieci tesi che sono il nostro indice (si veda in Appendice) e che sono riassumibili in un concetto: il digitale è un “nuovo universo” che, appena arrivato, rischia di scomparire. Ingoiato dagli establishment, normato da una politica letteralmente “ignorante”, condizionato e riconquistato da vecchi e soprattutto nuovi padroni e doganieri. Potrebbe salvarsi alleandosi con una vecchia tigre: il giornalismo, inteso non come industria ma come pratica e cultura del Racconto.
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